“STUDIO EPIDEMIOLOGICO: I DATI NON SIANO BRANDITI COME CLAVA E LA REGIONE DIA RISCONTRO COERENTE ALLE ASPETTATIVE DEL TERRITORIO IONICO”

“STUDIO EPIDEMIOLOGICO: I DATI NON SIANO BRANDITI COME CLAVA E LA REGIONE DIA RISCONTRO COERENTE ALLE ASPETTATIVE DEL TERRITORIO IONICO”

Nota stampa di di Antonio Castellucci, segretario generale Cisl Taranto Brindisi

Il dibattito sviluppatosi dopo la recente presentazione dello studio epidemiologico su Taranto, Massafra e Statte, promosso dalla Regione Puglia, è stato sovraccaricato dagli effetti di quell’animosità ed allarmismo che caratterizzano le parole del Presidente Michele Emiliano ogni qualvolta si parli del siderurgico ionico.

Chi  segue da tempo i processi industriali in atto, nell’area di Taranto, sa bene che gli stessi dati dello studio erano e sono patrimonio conoscitivo di quanti, anche su fronti diversi, da tempo discutono dei danni provocati e della necessità del contestuale risanamento ambientale di Taranto, dell’Ilva e della sua area industriale che non è limitata al siderurgico.

Si invoca la chiusura di questo stabilimento “se inquina” o, in subordine, il suo “ridimensionamento produttivo” che, a ben guardare, in pochi anni ne determinerebbe la sostanziale uscita dal mercato e, anche in quel caso la chiusura; salvo una improbabile scelta di decarbonizzazione la cui messa a regime avverrebbe credibilmente nei prossimi decenni, con buona pace di quanto sancito persino conla Convenzionedi Parigi sul clima.

La Cislnon intende contestare l’autorevolezza dello studio, né entrare in polemica con quanti pensino, sbagliando, che le questioni riguardanti a 360° i processi produttivi, ambientali ed occupazionali dell’intero sistema industriale tarantino – che complessivamente implementa il Pil della stessa Regione e sostiene il sistema industriale e manifatturiero nazionale – siano appannaggio di quanti predicano la chiusura dello stabilimento ionico.

Costoro invocano la chiusura tout court, anziché concordare e contrattare con il Governo l’ambientalizzazione (già in corso con l’Aia ma con uno stato di avanzamento che non è dato conoscere completamente), il rilancio della capacità produttiva (da collegare alla qualità dell’imminente cessione del Gruppo Ilva) e la salvaguardia dell’intero sistema occupazionale connesso, cioè quello diretto, dell’appalto e dell’indotto (oltre 20 mila persone).

Tra animosità insistita e strategia di confronto stringente tra Istituzioni, noi scegliamo decisamente la seconda, perché coerente con la vertenzialità Cisl che parte da lontano, sopportata nel tempo dalla serie di comprovate analogie verificatesi altrove nel mondo, dove il dialogo e la corresponsabilità istituzionale e sociale hanno reso possibile la coesistenza tra grande industria e città dove oggi rispetto a prima è piacevole vivere e dove risultano valorizzati oltre al driver ambientale anche i restanti vettori di sviluppo territoriale che, per quanto ci riguarda, sono anche: industria, portualità, maricoltura, agricoltura, turismo, tessile, università, cultura, ecc.

Legato allo studio epidemiologico in questione cui dovrebbe seguirne un altro per Brindisi, su cui auspichiamo dati più aggiornati, il vero paradosso è che la Regione Puglia, proprio quando assume consapevolezza “sulla morbosità e la mortalità della popolazione esistente a Taranto”, rimprovera il mancato confronto con il Governo e chiede allo stesso di intervenire; per parte sua rifiuta il confronto sul suo schema di riordino della rete ospedaliera che di fatto, penalizza più di tutti gli altri in Puglia i territori di Taranto e Brindisi.

Inaccettabile! Noi siamo ancora a chiederci rispetto agli adulti e ai bambini che si ammalano qui di tumore cosa stia facendo la Regioneper attrezzare Taranto di un vero Polo oncologico “autonomo”, in grado di rispondere ai bisogni di questo territorio, senza che divenga dependance o succursale di altri.

La politica a tutti i livelli, richiede più coerenza che animosità, soprattutto comporta dialogo, sinergie inter/istituzionali, visioni condivise, coinvolgimento attivo e dunque partecipazione delle popolazioni, delle Autonomie locali, dell’associazionismo sociale e produttivo, dell’Università.

E’ ciò che noi intendiamo per Patto sociale, da condividere per Taranto e per Brindisi, con la consapevolezza che non  partiamo dall’anno zero; perciò non ci stancheremo mai di chiedere al Presidente Emiliano di aprirsi e di confrontarsi con i rispettivi livelli di competenza del sindacato confederale.

                                                                                                

                                                                                                 

 

viv@voce

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