Taranto. MICHELE RIONDINO ROCKSTAR ALL’AGUARAJA SUMMER BEER

Michele Riondino ed il suo gruppo, in questa serata musicale, non si è risparmiato ed ha coinvolto tutti i presenti, in esaltazione progressiva

L’attore tarantino, uno dei più raffinati ed intensi interpreti del nostro paese, era venerdì sera sul palco dell’Aguaraja Summer Beer 2015, 17esima Edizione, con il suo gruppo The Revolving Bridge.

Quando Michele Riondino è entrato in scena con un vassoio di birre, offrendole ai musicisti con lui sul palco, tutti sono stati colti di sorpresa mentre sorridevano festosi. Subito dopo, però, la nostra rockstar, con voce graffiante e chitarra, insieme al suo gruppo blues rock ci ha prepotentemente inebriati con le note di Tainded love, meraviglioso brano di Ed Cobb, cantato da Gloria Jones nel 1964 e successivamente riproposto dai Soft Cell e da molti altri.

Quando il pubblico ha percepito che il concerto stesse per terminare, ormai dipendente dalle emozioni rock dei bravissimi musicisti, non avrebbe voluto smettere di ballare.  Ed ecco allora arrivare, sublime, la concessione dell’ulteriore brano, quello del bis, quello che devi ottenere a tutti i costi, quello che ti incatena alla danza non potendolo invece suonare: sulle note di Surfin’ bird la serata si è consacrata come trionfo, perché è stato splendidamente interpretato nonostante il suo carico di responsabilità. La responsabilità di varie epoche, perché la canzone di cui parliamo fu pubblicata nel 1963 dal gruppo the Trashmen ed è sempre stata ascoltata ed utilizzata per colonne sonore importanti come “Full Metal Jacket” o nei “Griffin”.

 Il concerto è stato bellissimo e noi volevamo non finisse, chissà perché. Ma poi l’arte e la passione giustificano tutto: “La musica è la mia prima passione” -dichiara ai nostri microfoni Michele Riondino- “da ragazzino volevo essere una rockstar”. La vita lo ha reso famoso come attore e la vita stessa lo riconduce alla realizzazione dei sogni anche forse prenatali.

Alla fine del concerto davvero non è stato facile per me, eticamente, chiedere una brevissima intervista mentre fan, amici e conoscenti cercavano di fotografarsi con lui, di salutarlo e di congratularsi. Michele è cordiale, amichevole, paziente e rispettoso verso tutti; vuole essere ciò che è, una persona priva di strutture imposte dalla sua professione e dal suo strepitoso successo.

Ma per noi non è così. Siamo consci del suo impegno artistico e dei suoi riconoscimenti come        attualmente la Rai dimostra, trasmettendo la raffinatissima pubblicità dell’imminente messa in onda della seconda serie televisiva de “Il giovane Montalbano” con la regia di Gianluca Maria Tavarelli.

La prima serie, trasmessa nel 2012, aveva avuto un enorme successo di pubblico ed il plauso ufficiale della critica televisiva e cinematografica sull’impeccabile ed originale interpretazione del protagonista.

Ma come nasce il cinema nella vita di Michele Riondino, chiedo. “Io provengo dal teatro e quella era la mia passione e ad essa ho dedicato molte energie; poi decisi di studiare”.

E già, perché il talento e la passione hanno il compito di divorare, ma lo studio, la determinazione, il sacrificio ed il credere in se stessi fanno in modo che si possa restare per sempre, come un diamante, un diamante che Michele Riondino conserva con attenzione estrema, grazie alla consapevolezza, all’amore e alla globalizzazione delle sue radici e delle sue appartenenza più profonde che gli consentono di essere unico ed inattaccabile.

 Taranto è la sua città da cui però è andato via per amore del teatro e dell’ Accademia D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, ma è anche una città schiacciata dall’oblio e dalla sopraffazione di Stato, poi divenuta sovranazionale. Michele studia, recita, diventa regista e attore in “ La vertigine del drago” di Alessandra Mortelliti. Fonda una sua compagnia Circo Bordeaux, il teatro dunque, il cinema e la televisione, ma non dimentica neanche un minuto il luogo da cui proviene e la gente che non può difendere se stessa dagli interessi che ruotano intorno all’Ilva.

 Non si respira, si muore e a nessuno importa fuori dai confini di un piccolo mondo, trasformato in dormitorio, affinché nessuno ne parli.  Ma Michele Riondino è attivissimo ed in prima linea con i Cittadini ed i Lavoratori Liberi e Pensanti e diventa direttore artistico del Concerto del Primo Maggio di Taranto, riuscendo ad essere un riferimento indispensabile per collegare la città al resto del mondo. Tutti i mass media boicottano l’evento e dunque solo una persona, un artista famoso può consentire che i riflettori possano illuminare le meschine tragedie, politiche e finanziarie, di amministratori e le speranze, le lotte ed i sogni di gente tenuta con la forza sotto le stive, nel sottoscala della civiltà.

Chiedo a Michele se l’essere così rivoluzionari aiuti o se invece penalizzi in un sistema sociale e professionale. “Essere rivoluzionario non premia finchè la rivoluzione non si vince, io do voce ai tarantini che invece non possono farlo”. Ricordiamo che diversi mesi fa durante la trasmissione condotta da Michele Santoro “Annozero”, Riondino sottolineò la cancellazione, l’inesistenza della città di Taranto da tutte le logiche di comunicazione e di attenzione politica, sottintendendone certo la non casualità.

Ma è indubbio che nelle sue attività teatrali, televisive e cinematografiche come Acciaio di Stefano Mordini, Bella Addormentata di Marco Bellocchio, Il giovane favoloso di Mario Martone e la serie TV Pietro Mennea-La freccia del Sud, di Ricky Tognazzi, la sua interpretazione porta dentro di sé un’essenza di verità,quell’essenza temeraria che un giovane deve avere per essere davvero rivoluzionario, senza retorica, riuscendo ad utilizzare i suoi sacrifici ed i suoi trionfi per il bene di tutti e non per colmare il proprio ego, cosa che avviene spesso quando ci si allontana troppo dalla propria sostanziale natura.

MARIA LASAPONARA

 

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