SAVA. Depuratore consortile. L’amministrazione IAIA perde anche questo treno

Come un’ amministrazione di qualunquisti vive alla giornata e scollegata dai problemi del paese

Nella manifestazione di protesta contro lo scarico a mare di domenica 19 aprile la vicina Manduria, in forte sintonia con Avetrana, ha dimostrato a tutti, proprio a tutti Regione Puglia compresa, cosa vuol dire esprimere disapprovazione, rabbia e sdegno per decisioni che vengono prese dall’alto senza consultare le comunità interessate direttamente ai problemi del territorio. Questo è stato il segnale, fortissimo, lanciato in un clima elettorale alle porte dove i candidati di qualsiasi schieramento prendono con le pinze il tema dello scarico a mare.

Tantissime facce, giovanissimi, nuclei familiari, persone anziane hanno percorso le vie cittadine della città messapica in modo composto e garbato. Educatissimi. Hanno tinto di speranza con i loro sorrisi e la disapprovazione al progetto dello scarico amare del depuratore consortile si leggeva sulle loro facce non rassegnate. Quando un cronista nota questo, per nulla singolare in quanto la rassegnazione spesso e  volentieri la fa da padrona, esprime nel suo scritto questo: onore a questi cittadini che armati di democrazia stanno lottando, con forza, contro una tematica che, se spudoratamente dovesse essere attuata, sarebbe la fine di un territorio e della bellezza del suo mare.

Proviamo a immaginare un depuratore che scarica i reflui in mare in tabella 1/2 a novecento metri dalla battigia. Milioni e milioni di reflui sversati in mare. Un disastro. Un vero e proprio disastro. Ma oltre, importantissimo anche questo, l’assetto economico di questa fascia della nostra provincia, già martoriata da mille difficoltà occupazionali. In che situazione si troverebbe? Mare sporco, case sfitte, crollo del turismo e perdita della valorizzazione delle nostre bellezze naturali. Oltre alla svalutazione del parco immobiliare.

Nella rivendicazione, legittima, della comunità messapica e avretanese, si chiede un progetto alternativo che scongiuri lo scarico a mare. Comunità che si avvalgono di progetti alternativi, supportati da luminari del settore. La Regione Puglia è sorda. Non vuole sentire parlare di ciò. Per la massima istituzione regionale i giochi sono fatti. I lavori devono iniziare. Anzi, sono già iniziati! E Sava, partner del Depuratore Consortile che fa? Il sindaco pro tempore savese che di nome e cognome fa Dario IAIA ha deciso che Sava deve stare alla finestra. Per lui, e per quel fantasma del Comitato cittadino di salute pubblica savese, bisogna stare zitti in quanto il problema, per come lo vedono Manduria e Avetrana, a loro non tocca.

Che bella diserzione. Stupenda! Anzi che provare a dialogare, e decidere una linea comune e portare in Regione la convinzione ferrea del non scarico a mare, IAIA decide per Sava. Per il primo cittadino savese importano ben poco le istanze dei manifestanti. Tanto, a lui, interessa solo lo scarico dei reflui savesi. Dove scaricano, importa ben poco. Per lui, però! Facendo ciò, IAIA si è inimicato il rapporto con i manifestanti, e con i Comuni limitrofi.

Dando l’idea di far sembrare il nostro paese come un paese di codardi e di fifoni. Senza coraggio e, su ogni cosa, strafottenti. Manduria e Avetrana hanno segnato questo passo domenica 19 aprile. Un passo di coraggio. Quel coraggio che servirà, senz’altro, a modificare il progetto primitivo del Depuratore consortile. Qui si gioca la partita. Qui si gioca il futuro, e la bellezza, del nostro territorio.

Qui si gioca la nostra economia. Sava, la partita l’ha persa proprio prima di entrare in campo.

Giovanni Caforio

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