VIV@VOCE. Caduta l’accusa di stalking davanti al Giudice dell’udienza preliminare (Gup) Anna De simone

Una bellissima vittoria dell’informazione libera, e non solo di quella savese

Era oggi l’udienza davanti al Gup per la valutazione del reato di stalking (articolo 612 bis del c.p.) e sono stato prosciolto dall’accusa fattami dal sindaco pro tempore savese Dario IAIA. Il Gup ha accolto la tesi difensiva del mio avvocato, Ivan Zaccaria del foro di Taranto, con sentenza  di non luogo a procedere. Quindi, questa è la seconda accusa caduta nelle indagini conclusive che mi porteranno davanti al Giudice a difendermi del reato di diffamazione a mezzo stampa rinviato al primo luglio 2015 per la prima udienza dibattimentale.

E’ un vero successo, oltre di questo giornale, anche del sottoscritto che lo dirige e che, spesso e volentieri, è chiamato davanti al magistrato per rispondere dalle diverse accuse di diffamazione. Ma stavolta è stata una cosa diversa. Molto diversa.

Il sindaco pro tempore IAIA mi aveva accusato di due reati, abbastanza infamanti per un giornalista e singolari tra l’altro, nel campo dell’informazione nazionale. Il primo era “Istigazione a delinquere”  art. 414 Codice Penale con pena prevista, in caso di condanna, da uno a cinque anni di reclusione. Il secondo, citato nell’apertura dell’articolo, con pena prevista, in caso di condanna, da 4 a 12 anni. Tutte e due le accuse “pesanti” sono cadute nelle diverse fasi: la prima nelle indagini preliminari, la seconda nell’udienza preliminare. E’ una bella pagina di libertà oggi. Da gustare assieme a questa stupenda giornata primaverile che tardava ad arrivare da diverse settimane. Oltre alla immensa soddisfazione di tutto ciò è importantissimo, nel campo dell’informazione, che queste accuse non possono costituire un precedente per chi avesse in mente di citare, nelle aule dei Tribunali d’Italia, altri untori della libertà di informazione.

Ma il lettore, mi permetta un passo. Importantissimo. Sono sempre stato convinto che il dialogo, seppur accesso e serrato, quando lascia spazio al Codice penale allora non è più un dialogo. E’ solo cattiveria. Al dialogo, ho sempre creduto, si risponde con il dialogo e, quando si sbaglia bisogna avere la modestia di dire “ho sbagliato”. E questo vale anche per questo giornale che, in passato, ha ammesso alcuni “mea culpa”. Ma tutto è rimasto nel reticolato del dialogo. Oltre una ventina di chiamate davanti al magistrato, in questi 12 anni di vita di Viv@voce, ma con una sola accusa: diffamazione a mezzo stampa. Ma stavolta, non è stato così. Affatto. Il sindaco pro tempore IAIA, nelle sue accuse, mi ha trattato nella denuncia allo stesso livello di un potenziale criminale, con accuse inverosimili. Della serie “ti devo annientare”. Ho retto il colpo, e spero di avere sempre questa portata.

Non tanto per me, seppur importante, ma per far capire agli altri che un giornale deve entrare nei fatti. Capire le circostanze. Anticipare eventuali eventi. Insomma, un giornale come Viv@voce, che racconta quello che gli altri non vogliono che si sappia. Se Sava oggi è più libera, è merito anche di questo minuscolo giornale, porta aperta sempre per tutti. A testa alta dirigo questo piccolo untorello che prova a lanciare delle once di verità in un mare di menzogne. Oggi, è la pagina più bella nella storia di Viv@voce e ha contributo a renderla tale anche l’avvocato Ivan Zaccaria che non ha mai demorso nella ricostruzione dei fatti che hanno smontato le accuse infamanti. Inoltre, grazie anche a voi cari lettori che, in un modo o in altro, ci seguite.

Giovanni Caforio

Direttore responsabile di Viv@voce 

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