SAVA. Immigrati, clandestini e criminali!

Quando al posto della tolleranza subentra la paura, e la condanna, di chi scappa da una guerra

Il nostro paese non è fuori dal mondo. Per nulla. Certo, lo sarà per altre cose ma il mondo lo segue e segue anche l’evolversi delle crisi che stanno investendo tutto il nord Africa. E il savese anche si lascia andare a giudizi facili. Insensati per alcuni versi. Le tv ci lasciano immagini sconcertanti. Corpi abbandonati nel mare, ormai privi di vita e difficile anche da recuperare per dare loro una degna sepoltura. Restiamo scioccati dal così poco valore che viene dato alla vita. Degli altri s’intende.

La nostra no, pur tra mille difficoltà dei momenti difficilissimi di questa crisi che pare travolgerà e stravolgerà tutto. Un nuovo scenario sta per aprirsi nelle nostre società post capitalistiche. Dove è in atto solo una transizione, seppur soffocata nella dicitura da chi governa, che ci porterà dove non sappiamo ancora. Alcuni dicono che la Grecia tra poco l’avremo in casa. Può darsi. E noi in questo spauracchio ci erigiamo, o meglio ci fanno erigere inconsapevolmente, a giudici della vita degli altri. Già. Gli altri. A migliaia scanno scappando dalle atrocità di guerre infinite. In nome non si sa di cosa. Ma di morte sicuramente.

E li guardiamo: sporchi, brutti e cattivi. Accusati su ogni cosa di rubarci di tutto. Libertà compresa. E’ questo il messaggio che i mass media stanno inculcando nelle nostre menti. E le nostre menti si stanno allineando. Avvantaggiate, nello spregiudicato giudizio, da caproni settari e da fascisti tinteggiati di democrazia. Siamo arrivati al punto che Casa Pound è una voce democratica. Saluti fascisti tollerati in quanto libertà di pensiero. E tutti ad andare addosso all’emigrato, al rifugiato, al clandestino, che per mille ragioni, di vita, si trova ospite nelle nostre regioni.

“Ci rubano il lavoro”. Quando, in molti casi, fanno i lavori che noi, padroni di casa, rifiutiamo di fare. E se qualche immigrato compie qualche crimine efferato ancora peggio. Immediata levata di scudi. Di guerra per certi versi. E scordiamo che tantissimi centri di accoglienza sono gestiti dalla politica e dati, in molti casi, alle gestione di cooperative figlie di organizzazioni criminali. Roma capitale, Calabria e Sicilia ci insegnano più di qualcosa. C’è un giro di soldi, di milioni di euro, spaventoso.

E molti sui social network mettono, forse senza avere la cognizione dello stato di questi clandestini, l’immagine di un clandestino che prende 30 euro, o addirittura 50 euro, al giorno. Ma sono soldi questi che non vengono presi direttamente! Sono soldi presi da chi gestisce i centri di accoglienza! Diventati delle vere e proprie gabbie umane. E noi meridionali scordiamo quando emigravamo nel nord Italia e la fatica della nostra integrazione quanto è costata al Piemonte, alla Lombardia, all’Emilia Romagna o al Veneto? Memoria corta. Cortissima.

“Ma alcuni di loro sono dei criminali”. Anche questa frase merita considerazione. Fu anche Fidel Castro che alla fine degli anni ’70 in nome dell’espulsione dei dissidenti cubani svuotò tutte le carceri e mandò negli USA criminali incalliti che prima giacevano nelle patrie galere. Stessa cosa fece l’Albania alla fine degli anni ’80. Identica cosa hanno fatto i paesi dell’est che, una volta crollato il muro di Berlino, hanno svuotato anche loro le carceri. E allora, di che parliamo?

Sono corsi storici che si sono ripetuti. E la storia la possiamo solo leggere e, la storia, è di monito alle ere che stanno venendo. Il futuro ci metterà a dura prova sull’emigrazione.

Dobbiamo ricordarci solo una cosa: questa terra è anche la loro terra …

Giovanni Caforio

 

 








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