UN INCONTRO CHE SERVE A RIFLETTERE

Sono tanti gli extracomunitari davanti alle attività commerciali in cerca magari solo di una buona parola

“Sono sporchi, vengono in Italia per rubarci il lavoro, sono criminali, non pagano le tasse, siamo noi a mantenerli, intanto hanno il telefonino, puzzano, chi glielo dice di venire in Italia? stessero a casa loro!”

Quante volte abbiamo udito certi vergognosi commenti spesso non basati sul vero, e quante volte siamo stati spettatori di parole buttate al vento senza indignarci, senza pensare che quelle frasi magari erano rivolte agli extracomunitari solo per una sorta di “guerra tra poveri” , a causa di una crisi generale creatasi non certo per loro colpa.

Gli  eclatanti fatti di cronaca, di cui a volte sono i protagonisti non significa che siano  tutti colpevoli.  John è un giovane ragazzo che si incontra all’ingresso dei supermercati in piedi, per ore, col cappellino in mano  usato come raccoglitore di offerte.

Presenza fastidiosa per molti, invisibile per  alcuni e di “anima in pena” per  pochi. Lui l’ho incontrato a Taranto ma di persone come lui, nella sua situazione, ne sono piene le città. Parla inglese e viene dalla Nigeria; terra  dove i massacri sono all’ordine del giorno e dove i fanatici terroristi di “Boko Haram”, gli stessi che minacciano l’occidente, fanno vivere nell’inferno i cristiani in Africa e compiono attentati kamikaze riempiendo di esplosivo anche i bambini.

La situazione diventa ogni giorno più grave.  John, con gli occhi spenti ma sempre col sorriso sulle labbra, ti dà il “buongiorno” e non ti chiede niente, insomma  non è di quelli che pretendono un euro. E’ venuto in Italia sperando di trovare salvezza e condizioni migliori di quelle che ha lasciato. Aspettative che forse lo deluderanno.

Pensa con preoccupazione ai familiari lasciati nel suo Paese, non sa niente di loro. E questi ultimi di lui. Non sanno ancora se ha superato il viaggio, se è vivo e sta bene. Sopravvivere col peso di questi dubbi non deve essere facile. Quando si incontrano persone come John, non si dovrebbe generalizzare in quanto ognuno ha la sua storia.

Non si è tenuti a lasciare l’offerta ma un sorriso ed il ricambio al saluto dovrebbero essere d’obbligo al posto delle offese gratuite. Questo articolo è nato per rendervi partecipi anche di un particolare che ha colpito: chi lasciava delle monete in quel cappellino usurato erano, per la maggior parte, anziani. Altra categoria che non se la passa bene.

Taranto, lunedì 2 marzo 2015, via Liguria. BUONGIORNO JOHN.

 

Gabriella Miglietta

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