SAVA. Protestano le mamme della Scuola dell’infanzia “Iris Malagnino”

Impianto termico a singhiozzo. E’ obsoleto o altro? Intanto i bambini, alcuni giorni, sono costretti a stare con i piumini addosso all’interno delle aule

 “E’ da dopo il rientro delle feste natalizie che l’impianto di riscaldamento non va affatto bene”. Causa? “Tra le diverse cause che ci hanno fornito una su tutte è quella della caldaia che va in blocco spesso e volentieri”. Esordisce così una delle mamme dei piccoli savesi che ha voluto protestare contro una situazione che è arrivata quasi al collasso.

Ma nessuno degli amministratori si è recato sul posto per poter constatare di persona queste disfunzioni? “Proprio oggi è venuto il vice sindaco Fabio Pichierri, il quale ha imposto la modifica alla chiusura degli elementi radianti. Anzi che alle ore 13, lo spegnimento della caldaia, è stato spostato alle 17”.

Ma solo voi mamme avete protestato contro questo stato? “Assolutamente no. Le maestre hanno fatto la loro parte di protesta, del problema è stata investita anche la dirigente scolastica”.

E’ un nugolo di mamme abbastanza forbito. Decise, a difendere lo stato dei luoghi in cui i piccoli savesi passano gran parte della loro giornata.

“Senta, direttore. Non scordi di riportare che i nostri piccoli sono rimasti in classe con i piumini addosso!”

Quindi, la situazione dovrebbe normalizzarsi …

“Vede, ci sono alcune masse radianti che il calore lo vedono a distanza. Alcune aule, rispetto alle altre, risultano tiepide. E immaginiamo il freddo polare di questi giorni. Per non parlare di raffreddori e influenze varie”.

Quindi problema di impianto obsoleto o caldaia che non corrisponde ai requisiti?

“Entrambe le cose. Di questo siamo convinte. Ma le dirò di più. Se lunedì prossimo, al rientro settimanale dei nostri bimbi, la situazione non dovrebbe presentare nessuna novità, rispetto a prima, ritireremo i nostri figli dalla Scuola dell’infanzia. E questo lo scriva. Lo scriva a chiare e forti lettere a chi è preposto alla salute dei nostri ragazzi”.

Giovanni Caforio


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