MANDURIA. Depuratore consortile: “La lettera della Regione Puglia al Ministero all’ambiente”

Nota stampa dei Verdi Manduria

La vicenda del depuratore consortile volge all’epilogo, con il puntuale verificarsi di eventualità già ampiamente prevedibili e previste.  Che Regione ed AQP non si sarebbero arrestate di fronte a nulla, pur di realizzare la condotta sottomarina, e che avrebbero sfruttato sino in fondo tutte le scorciatoie e gli strumenti che la legge mette a loro disposizione, era una conclusione di evidenza lampante, che solo chi non ha voluto vedere non ha visto.  

Questo anche perché la vicenda del depuratore non è un episodio marginale, relegato in un ambito prettamente locale, ma al contrario è emblematica di un certo modo attuale di strutturarsi dei rapporti tra la mano pubblica e le popolazioni, relativamente a tutto ciò che riguarda la gestione del territorio.

I vari decreti e le varie leggi, “sblocca cantieri”, “sblocca Italia”, o come altrimenti si chiamino, non fanno altro che annientare ogni potere decisionale dei cittadini di fronte ad opere fortemente impattanti e/o potenzialmente pericolose. La lettera dell’Assessore Giannini al Ministero è illuminante in tal senso: contiene la piena ammissione che vi è l’opposizione delle popolazioni interessate e, contro di queste, invoca dal governo i poteri sostitutivi, a termini di legge.

Sarebbe stato necessario attrezzarsi per tempo per affrontare questa evenienza piuttosto che cullarsi sull’esito miracoloso di incontri, confronti, interviste ecc.

Che cosa intendiamo? A nostro avviso l’amministrazione di Manduria ha considerato erroneamente che con l’aggiudicazione dell’appalto la procedura burocratico-amministrativa della realizzazione del depuratore fosse conclusa ed ha omesso di avvalersi dell’apporto di figure professionali qualificate, quali un avvocato amministrativista, che seguissero la pratica in tutte le successive fasi, che sono tante e complesse.

Era quanto il Coordinamento cittadino per la lotta contro lo scarico in mare chiese al Sindaco di fare in una lettera (firmata da 15 tra partiti, movimenti, associazioni e comitati, primo firmatario, insieme ai Verdi, il “Movimento Giovani per Manduria”) inviata in data 12 /09/2014. Allo stato temiamo invece che il Comune non possieda neppure tutti gli atti relativi al procedimento. 

Al contrario, abbiamo appreso, dai nostri contatti col Comitato “NO TAP”, che il Sindaco di Melendugno ha da tempo istituito un “pool” di esperti che lo affiancano nella battaglia che sappiamo contro il gasdotto. 

Se è vero che il diavolo è nei dettagli è nelle pieghe  e nei meandri dei percorsi burocratici che un legale esperto può trovare il granello che blocca l’ingranaggio.

VERDI MANDURIA

 

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