LIZZANO. Macripò: “L’equità nel lavoro”

Il sindaco sulle vicende Ilva

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Citare il primo articolo della Costituzione italiana è, alquanto, doveroso e significativo alla luce di quanto si sta verificando nel capoluogo ionico.

Le vicissitudini, protagoniste da diversi giorni sul territorio tarantino, echeggiano giustizia e correttezza. L’umile lavoratore del siderurgico, costretto a lavorare per contribuire alle esigenze della famiglia, rivolgendosi ai vertici imprenditoriali della realtà summenzionata, rammenta la mancata retribuzione. Sebbene si dovesse argomentare d’inettitudine, non sarebbe neppur cosa lecita, benché “Il lavoratore goda del diritto di ricevere un salario in proporzione alla quantità e alla qualità del suo lavoro”, come illustrato, in termini normativi, nell’Articolo 36 della suddetta.

La Giunta Comunale di Lizzano, presieduta dal primo cittadino: Dario Macripò, costerna un pensiero solidale nei confronti di coloro i quali, vivendo in questa delicata situazione, non riescono a convenire a una congiuntura equa per tutti, la quale sia in grado, non solo di rasserenare intere famiglie, ma di creare una condizione di stabilità e pacifica coesistenza lavorativa.

Una condizione che proliferi e concepisca un equilibrio tra datore e lavoratore, poiché il lavoro è un diritto, come lo è, anche, il salario spettante al soggetto (o persona fisica) che svolge il suo mestiere.

L’intervento del Governo finalizzato allo stanziamento di fondi che ristabiliscano un consolidamento saldo e inamovibile, proficuo e dedito al miglioramento.

La realtà imprenditoriale tarantina e i suoi operai: un legame indissolubile che deve fungere da progresso, perché non esiste l’indotto senza l’Ilva e non esiste l’Ilva senza l’indotto.

A testimoniare quanto comunicato dal primo cittadino di Lizzano vi è, anche, il Consigliere Regionale di Forza Italia, Pietro Lospinuso, il quale in una nota sostiene fermamente che non può essere lo Stato l’artefice del fallimento delle imprese.

A tal proposito, illustrando la delicata situazione in merito ai 3000 dipendenti che rischiano il posto, fa riferimento alla concreta possibilità che l’Ilva metta in cassa integrazione ben 5000 dipendenti, ovvero, parlando statisticamente e in termini numerici, l’intera città di Taranto in fallimento.

A parer suo, sottolineare la soluzione ideata dal senatore Amoruso, sembrerebbe una cosa corretta; poiché contribuirebbe a rinsaldare, al 100%, i debiti esistenti.

Un discorso, quello di Lospinuso, concluso e condiviso all’unanime, anche, dal Sindaco di Lizzano: “Siamo aperti ad ogni altra alternativa, purché non sia una chiacchiera per perdere altro tempo. Taranto è una questione nazionale e adesso non c’è più tempo per scherzare”.

Poiché, il decreto Salva Taranto fossilizza le imprese dell’indotto, le quali cessano d’esistere completamente, non accondiscendendo, così, a ristabilire un clima sereno e tranquillo.

Per terminare, bonariamente vi raggiunga la nostra vicinanza e il nostro messaggio di speranza.

Eleonora Boccuni

 

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