SAVA. Ma il Comitato cittadino di salute pubblica non esiste più!

Dagli albori a scendi letto dell’amministrazione IAIA

Era il 2006 e Sava cominciava a vivere la stagione delle antenne selvagge. Compagnie telefoniche blasonate, multinazionali che investivano su tutto il territorio nazionale in ripetitori che davano rete al boom dei telefonini in fortissima espansione sul mercato nazionale. Era questo il clima che 10 anni fa imperava su tutto il territorio. Sava, certamente, non poteva mancare. Sava, con l’amministrazione Fasano, fece un piano comunale che doveva disciplinare la collocazione dei ripetitori della telefonia mobile. Ma risultò vulnerabilissimo.

Infatti nei vari ricorsi contro l’installazione selvaggia,  fatti al Tar, la ragione veniva sempre data alle compagnie telefoniche e mai a quella del nostro Comune. Cominciava così la massiccia invasione della telefonia mobile, con i suoi ripetitori a onde elettromagnetiche. E fu proprio nell’inverno nell’anno del 2007 a Sava, ed esattamente in via IV Novembre angolo vico Marcello Caraccio II, che un gruppo di savesi coraggiosi presenziò giorno e notte il sito scelto da una compagnia telefonica per mettere il suo ripetitore.

La protesta fu talmente forte e coinvolgente, come forte fu il coraggio di questi savesi a dire no a tutti costi, che la compagnia alla luce di tutto questo cambiò il sito. Dopo questa esperienza positiva alcuni di questi savesi si posero un’altra tematica importante: la mancanza della fogna pubblica a Sava. Ottimo cavallo di battaglia. Serio, molto serio.

Dal gruppo spontaneo, e caparbio, emerse la figura di De Maglie, quella di Lacorte, quella di D’Angeli decisi a proseguire un’altra battaglia. Ma questa volta dura, molto dura. O meglio, una battaglia di civiltà da portare in tutte le sedi dei partiti e nelle sedi competenti della Provincia e della Regione. A questi peones savesi si aggregò l’avvocato Saracino, l’Idv di Gianni Buccoliero e, dulcis in fundo, anche il nostro giornale. Con una nota: Viv@voce sposò anche la lotta contro l’installazione dell’antenna in Via IV Novembre.

Si parte, ed ecco pronto: Comitato cittadino di Salute pubblica. Perfetto. Una volta costituito, immediatamente segnò la sua presenza nella realtà politico-sociale nel nostro paese. Le file di adesioni al Comitato si ingrossavano sempre di più. Furono quasi un centinaio i savesi attivi sul classico fronte. Il problema della fogna pubblica era serio, maledettamente serio. Tanto che, l’allora presidente della Provincia Gianni Florido, stanziò 150 mila euro per Sava per poter alleviare le spese dello svuotamento dei pozzi neri dei cittadini che, in quel momento, svuotare un pozzo nero era diventato un lusso. Erano ben 150 euro a bottino. La Provincia abbattette, con un suo contributo di 50 euro a bottino, in parte i costi.

Ma il Comitato non si fermava. Dalla Regione Puglia il governatore Vendola, investito del problema, cadeva dalle nuvole: “E’ possibile mai che un paese di 17 mila abitanti non ha la fogna pubblica?” Sì. Possibilissimo. E’ Sava. Vendola convoca il Comitato, e invitando anche Viv@voce, e promette al Comitato tutto il suo impegno a far si che il problema tocchi anche Strasburgo, oltre ad una visita imminente a Sava. Successone. Intanto Viv@voce attivava tutti i canali possibili e immaginabili su tutto il territorio nazionale: Corriere della sera, Repubblica, la stampa nazionale fu messa al corrente della drammaticità savese.

Oltre le reti televisive nazionali. Rispondono “LE IENE” e danno la loro disponibilità a venire a Sava. Stupefacente. Il loro servizio su Italia 1 dà un share di circa sei milioni di persone. Successo mediatico. Sava, pare, che è diventato un caso nazionale. Il tutto viene coronato dalla venuta di Nichi Vendola nel Cinema Vittoria nell’inverno del 2009. Una sala gremitissima, uno scenario emozionante. Il Comitato tesseva le lodi a coloro che si erano prodigati alla messa in chiaro del problema.

Vendola, portò ciò che ci aveva promesso nell’andata barese. 15 milioni di euro pronti per la costruzione del Depuratore consortile. E’ una vittoria. Onore a quei savesi, Comitato cittadino su tutto, che hanno creduto in questa battaglia di civiltà. Incassato questo, Manduria e Avetrana rifiutano a priori lo scarico del reflui depurati in battigia. E va bene. Proposta di condotta sottomarina a due chilometri dalla battigia. Contestazione di questa offerta. Rilancio: condotta sottomarina di sei chilometri.

Mentre tutto pare andare bene si sollevano gli scudi, comprensibilissimi tra l’altro, di Avetrana e di Manduria. Il territorio, le marine e il turismo sono fortemente penalizzate dalla mancanza di un mare che può essere compromesso dai reflui. Ad Avetrana le file della contestazione si ingrossano, Manduria sembra che appaia per poi scomparire. All’inizio di questi ultimi tre anni pare che tutto si fermi. Invece no. Manduria e Avetrana cominciano ad avere la consapevolezza che da soli non si va da nessuna parte.

Ed è un bene che Sava venga invogliata in questa sorta di cartello. Inspiegabilmente il Comitato cittadino di salute pubblica tace. Non dice nulla. Sta zitto e cheto in un angolo come a dire “che si sbatta la testa Manduria e Avetrana tanto a noi non importa più di tanto. Quello che abbiamo fatto finora è stato il massimo”. E qui, si casca e di brutto pure.

Mentre il risveglio organizzato degli avetranesi e dei messapici si mette in moto Sava non c’è. Sava dorme. O meglio, il Comitato è in stand by! Guarda caso, ma proprio il caso, è lo stesso atteggiamento che adotta il sindaco pro tempore IAIA! Viv@voce chiede lumi al Comitato ma sono risposte non più degne di chi mostrava i denti e la voce alta. Il Comitato si è staccato dalla realtà del paese  e come un club vive le sue serate della serie “scapoli e ammogliati”. Eppure le sue voci erano alte. Altissime. Ma oggi, sono diventate voci addomesticate.

E vedere l’articolo pubblicato oggi su Quotidiano di Puglia, con le dichiarazioni appiattite del suo presidente Demaglie, mi chiedo:”Ma era questo il Comitato cittadino di salute pubblica che aveva cominciato a dare un volto al paese?” Per non parlare delle altre note nell’articolo, della serie parlo a nuora affinchè suocera intenda! E poi, è un classico questo, all’articolo manca la firma!

No, questo, secondo il nostro giornale, non è più un Comitato. Lo fosse ancora stato sarebbe sceso in campo con Manduria e Avetrana all’insegna e alla ricerca di una soluzione comune, lontano dalle sirene di chi oggi c’è al nostro Palazzo comunale ma che domani non ci sarà più.

Un Comitato, in modo autonomo e indipendente, avrebbe cercato in tutti i modi una sintonia con gli altri Comitati investiti dello stesso problema e alla ricerca di una linea soddisfacente per tutti e tre i Comuni della parte orientale della provincia tarantina. Evidentemente, a Sava, il Comitato non è più un Comitato ma ben sì un club!

Giovanni Caforio

 

 















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