Quando il giornalista deve fare il giornalista

Uomini, ominicchi e quaquaraquà …

Premesso che questo giornale non è nato per essere inserito nelle voci “ufficiali”, ovvero quelle voci che prendono spesso e volentieri ad occhi chiusi tutto ciò che gli viene detto. Assolutamente. Mai pensato di esserlo. Ma è nato, superato i dieci anni, per essere una speranza per tutti coloro che non vogliono rassegnarsi alle verità ufficiali quando vedono storture che vengono spiegate, dagli attori sul campo, con scuse abnormi. No, non è questo Viv@voce. Per nulla.

Lo strumento che oggi Sava, annovera nella sua quotidianità, è uno strumento pulito nato solo grazie alla caparbietà di chi scrive, il quale non deve dire grazie a nessuno. Ma proprio a nessuno. Ecco, su questo credo che si edifica l’autonomia di un giornale. Ma un giornale deve chiedersi anche ”che ci sta a fare a campare”.

Una volta messo nel cassetto l’edizione cartacea, Viv@voce ha affrontato di petto la sfida telematica. Sfida questa che, forse è giusto averne il merito,  portò il nostro giornale ad essere il primo giornale della provincia jonica a sgambettare sul web nel lontano 2005, tenendo di pari passo cartaceo ed edizione telematica.

E oggi siamo qui, con un sito che è seguito da diverse centinaia di lettori, e dire migliaia forse non è esagerato, i quali su facebook si tengono aggiornati su quello che succede nel nostro paese ma anche con una finestra sul mondo. Viv@voce ha inteso così il modo di comunicare e di informare in tempi celerissimi, seguendo su tutto le nuove generazioni, su tablet o smartphone. La via telematica è quella, credo, che porta sull’immediato un fatto, un avvenimento o altro a conoscenza rapidissima ai lettori.

E noi, nel nostro piccolo, ci sentiamo così gratificati degli enormi sforzi che vengono fatti per dotare Sava, la nostra Sava, di uno strumento così importante che, oggi, è diventato una speranza per tutti. Per tutti coloro che la voce non è che non l’hanno mai avuta ma che non l’hai mai data!

E questi ultimi si sono trovati in un reticolato dove il dissenso, la diversità di veduta e di opinione prima non era contemplata, nella sua vera dimensione, e spesso e volentieri ridotta.

Oggi gli strumenti telematici dei Comuni ci permettono di vedere in tempo reale come viene speso il denaro pubblico e se il funzionamento delle regole del nostro gioco democratico è rispettato o no. Ecco, su questo Viv@voce, nella sua realtà locale, è avvantaggiato.

Oggi, diciamo così, l’informazione è a portata di mano di ognuno di noi. Ma Viv@voce, mi permetta il lettore, non è solo questo. Viv@voce è entrato nella vita quotidiana di Sava, è presentissimo nel seguire le fasi della politica, economiche e sociali del nostro paese e nel suo lavoro di inchiesta mette in evidenza al lettore come si comporta il Palazzo, senza risparmiare nessuno.

Anzi, proprio con chi prometteva un paese migliore, e di fatto finora ha dimostrato ben poco della sua venuta come Messia della situazione, ricorda i buoni propositi astratti, finalizzati solo a vincere una tornata elettorale quando poi il bello, o il difficile, viene quando si amministra un paese, una comunità o una città.

Qui si misurano sul campo il valore di chi si professava migliore dell’altro. E non che una volta insediati un giornalista, o un giornale, deve far finta di avere la memoria corta. Tutt’altro. Un giornalista, credo, deve fare il suo mestiere, se poi di mestiere trattasi, guardare a come viene fatto un operato amministrativo e se quest’ultimo è seguito fino in fondo da chi è pagato, sottolineo pagato, con il denaro pubblico.

Quindi, il fattore amministrativo di indirizzo viene affiancato da quello economico e qui viene la classica prova del nove. Una squadra di calcio, con un capitano, che non sa fare gioco non è degna di partecipare a nessuna competizione, in quanto sono i risultati negativi che la penalizzano.

Poi c’è la logica dei numeri, ovvero i Consiglieri comunali, fino a quando regge la nave va avanti. Ma quando il mozzo di bordo avvisa che all’orizzonte non si vede niente, allora è triste Venezia! Un giornale ha il diritto, o meglio il dovere, di non fare lo yesmen a nessuno.

Un giornale deve raccontare cosa non va in una squadra amministrativa. Un giornale deve ricordare, a chi amministra, che a due anni e mezzo del suo mandato ha già bruciato quasi trecentomila euro, in stipendi e contributi previdenziali vari dei suoi amministratori, senza che il paese non ne veda beneficio e vede sempre più lontana l’attivazione degli strumenti amministrativi atti alle migliorie della nostra comunità.

Oggi, la gente fa fatica a mettere su anche il pranzo o la cena, in una fase così drammatica per molte famiglie, affrontando le giornate con estremi sacrifici e poi vedere chi ha designato alla guida del proprio paese non rispettare il denaro pubblico e comportarsi in modo differente da come aveva promesso di fare non è una bella cosa. Assolutamente.

E allora non scoraggia, non è che ne vado fiero di ciò, la chiamata davanti al giudice. Per nulla. Capisco tutto, ma capisco anche chi ha bruciato una speranza per questo paese e il quale oggi osteggia in tutti i modi il modo di informare di Viv@voce.

Quando si è martello si batte (ieri all’opposizione), oggi che si è incudine (amministrazione) bisogna incassare.

A differenza, Viv@voce ha un merito: è stato sempre martello. E di questo ne sono fiero.

Giovanni Caforio

 


















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