TARANTO. Il Fondo Antidiossina Onlus invia una informativa alle istituzioni nazionali, NATO e ONU

Taranto rischierebbe di esplodere

Dopo l’esplosione verificatasi presso la raffineria di Milazzo, e che fortunatamente non ha contato vittime, qui in città qualcuno si è chiesto: “e se fosse successo a Taranto?”. Domanda legittima, essendoci in loco, a poca distanza tra loro, raffineria e deposito Eni, gasometro Ilva, Agip Petroli –Ilva e petroliere, e molto probabilmente, un prossimo allungamento del pontile Eni, per l’attuazione del progetto Tempa Rossa.

Nel corso di una conferenza stampa, tenutasi ieri mattina presso l’Hotel Plaza, Fabio Matacchiera, responsabile del Fondo Antidiossina Onlus, ha presentato e sottoscritto un documento alquanto inquietante, che inoltrerà immediatamente al Ministero dell’Interno, al Ministero della Difesa, comando NATO e ONU.

“Mi assumo la piena responsabilità di ciò che dico”, annuncia Matacchiera.  L’informativa giungerà loro, in quanto a dire di Matacchiera, “è stato un grave errore aver affiancato alla base militare Nato più strategica del Mediterraneo, delle aree con impianti ad elevato rischio di incidente rilevante, come Eni e Ilva”. Il quesito che pone Matacchiera è dunque, il seguente: “Ilva, Eni e Tempa Rossa sono compatibili con base militare e con la città?”

Lo stesso Matacchiera, nel documento spiega, che come ambientalisti, si sono spesso soffermati sulle molteplici criticità del territorio dal punto di vista ambientale, senza soffermarsi sull’aspetto forse più inquietante e pericoloso della questione, ovvero quello incidentale e di crisi, in quanto potenziale obiettivo bellico e terroristico.

Nel documento di Matacchiera si legge che nel capoluogo ionico persistono impianti industriali che, in caso di evento fortuito o di attacco doloso, potrebbero causare danni ingenti, non solo alle strutture, ma anche gli operai e alla popolazione civile che potrebbe contare numerose vittime, tenendo presente, il potenziale carico di sostanze infiammabili ed esplosive, contenute soprattutto in quegli impianti che lavorano ad alte pressioni.

Ilva ed Eni, dunque, sarebbero un punto critico, un potenziale bersaglio terroristico, secondo Matacchiera, a fronte soprattutto delle dichiarazioni rese dal Ministro dell’Interno Alfano, ovvero che in Italia c’è un livello di allerta molto alto. In effetti, qualche settimana fa, una nota del Viminale, annunciava che la Puglia, può essere la porta d’ingresso all’Europa, per le cellule terroristiche provenienti dai Balcani, ragion per cui sono stati intensificati i controlli di polizia nei porti di Bari e Brindisi.

“Noi cittadini di Taranto, diamo per scontato che gli enti sopramenzionati siano al corrente di questa realtà, ma vogliamo ribadire il nostro diritto di sapere e di essere informati su come potrebbe essere gestita una eventuale situazione di grave emergenza, per quanto concerne la sicurezza e la incolumità dei cittadini, e come gli stessi debbano comportarsi” si legge sempre nel documento, nel quale ancora, Matacchiera spiega che per loro risulta davvero inaccettabile che la più grande base navale del Mediterraneo sia stata nel tempo affiancata a colossi industriali che potrebbero, nell’eventualità di un incidente, rendere l’apparato militare stesso, vulnerabile e facile obiettivo bellico.

Dunque, per Matacchiera è paradossale, che oggi si continui su questa strada, addirittura con mire di ampliamento come previsto per il progetto Tempa Rossa.

“Riteniamo sia un gravissimo errore l’aver fatto di Taranto la città più militarizzata e, nello stesso tempo, quella con le industrie pesanti più imponenti d’Italia, sottoponendo a maggiori rischi non solo la popolazione, ma anche tutto l’apparato militare di cui fanno parte anche i mezzi navali più importanti della nazione”.

Considerando che a Taranto sono presenti due grandi basi navali, come la base Nato nella rada del Mar Grande e quella del Mar Piccolo, ove stazionano i sommergibili, Matacchiera, esprime la richiesta dei cittadini, di essere informati su quali possono essere le eventuali conseguenze legate ad incidenti, ponendo alcuni quesiti.

Innanzitutto, se vi è certezza che le conseguenze dei top event identificati nelle analisi di rischio dei gestori degli impianti, non incidano gravemente sulla popolazione e che in caso di attacco terroristico, i serbatoi non diventino bersaglio pericoloso per la popolazione, che si ritroverebbe sommersa da rilascio tossico di miscele idrocarburiche e gas tali da oscurare tutto il cielo di Taranto, e gettare nel panico 200 mila abitanti: “I cittadini sono stati informati adeguatamente e preventivamente su come comportarsi in tali situazioni di pericolo?”; ancora Matacchiera si chiede se si è certi che in caso di incidente, i mezzi di soccorso riescano ad operare con efficienza e tempestività; se in caso di rilascio di gas dovuto ad incidente, il sistema di difesa aerea, radar e contraerea, riesca a funzionare efficientemente; e ancora se si ha la certezza che le onde d’urto, derivanti da eventuali esplosioni, non si propaghino fino ad investire quartieri residenziali e mezzi navali militari e petroliferi.

Matacchiera ci tiene a sottolineare che le sue comunicazioni non sono un input per i terroristi, in quanto gli stessi pianificano ad hoc un attacco prima di metterlo in atto. Piuttosto, per lo stesso, è un campanello d’allarme da non sottovalutare, ed è anche interesse delle forze militari fare in modo di trovare una soluzione.

“Può sembrare assurdo – spiega Matacchiera – forse non tutti ricorderanno la storia di AndresBehringBreivik, il terrorista norvegese, autore della strage di Oslo nel 2011. Dopo l’arresto di Breivik si apprese dai mezzi di comunicazione, che nel suo computer, la polizia scandinava ebbe a rinvenire una documentazione di oltre 1500 pagine relative al folle piano, ben dettagliato, di far saltare in aria alcune raffinerie in Italia. Tra queste, spiccava quella di Taranto con i suoi numerosi serbatoi di combustibile. Fatto che si commenta da sé.”

Elena Ricci

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