TARANTO. I ricordi di papà Mauro al funerale di Lorenzo

«Non fate polemiche inutili oggi, siate solo vicini al nostro dolore»

Chiedeva questo ai giornalisti Mauro Zaratta poche ore prima del funerale del figlio Lorenzo morto a 5 anni per un tumore al cervello. Tre anni fa Mauro Zaratta, 36 anni, dipendente civile della Marina militare, ad una manifestazione contro l’inquinamento industriale a Taranto si era presentato sul palco con la foto del figlio e la scritta «Mio figlio, tre anni, un cancro. A quanti ancora?» Da allora lui e il piccolo Lorenzo erano diventati il simbolo della battaglia contro i veleni dell’Ilva. «Niente polemiche oggi», supplicava ieri il papà coraggio che ha dato su Facebook la terribile notizia: «…cari amici volevo avvisarvi che Lorenzino ci ha fatto uno scherzetto… ha voluto diventare un angioletto».

Lorenzo, cinque anni compiuti lo scorso 27 luglio, il tumore ce l’aveva al cervello. Il suo era uno dei casi che il primario della Pediatria dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Giuseppe Merico, annovera tra «i bambini che nascono con il cancro perché glielo trasmette la mamma». La sua storia è stata scritta nel dolore e nella rabbia che bene sintetizza papà Mauro in una frase lasciata in uno dei tanti momenti di sconforto: «Nasci malato a Taranto, ti viene diagnosticato il male a Bari dove ti dicono di non farti operare da loro, ti operano a Firenze e ti mandano a fare la riabilitazione a Bosisio, finisci con la chemio e la logopedia la vai a fare a Roma» per finire con un’imprecazione contro un’«Italia di m… governata da pezzi di m….». Di fronte a certi sfoghi si deve stare zitti.

Come non può che stringersi il cuore quando si leggono i momenti che hanno scandito la dolorosa esistenza di un figlio con un male incurabile. Appena cinque giorni fa, compleanno di Lorenzo, il suo papà scriveva questo sul suo profilo Facebook: «Con oggi siamo a 5 anni amore mio, sono 5 anni di pianto, sacrifici, dolore, speranze, rinunce, frustrazioni, rimpianti e corse contro il tempo, ma tutto quello che ho fatto e farò non basterà mai a ripagarti del dono più prezioso che ho ricevuto da te. Mi hai insegnato ad amare la vita! Grazie amore mio, non so dove arriveremo ma una cosa posso promettertela. Che papà non ti lascerà mai solo, sarò sempre con te! Ti amo vita mia!»

Lorenzo era nato con un tumore cerebrale di 4 centimetri. Gliel’avevano diagnosticato quando aveva appena sei mesi e da allora è entrato in sala operatoria per 25 volte. Il primo intervento era durato dodici ore. I medici erano riusciti a fare il miracolo. Non importava se Lorenzo non vedeva quasi più, non parlava, non cresceva e non sarebbe mai stato come tutti gli altri. Il miracolo rendeva comunque felici i suoi genitori, Mauro e Roberta, che per la sua morte non hanno voluto fiori né telegrammi ma aiuti concreti per combattere il cancro. «Se volete fate donazioniscrive papa Maurofatele alla Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, Associazione amico di Valerio o Fondazione Tommasino».

Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno

FONTE
lavocedimanduria.it

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