“Tradurre il classico in chiave moderna”

Intervista a Ken Ponzio, scrittore e drammaturgo

Lei ha una storia molto particolare… nato a Tokyo, ha vissuto tra l’Italia ed il Giappone. I due Paesi hanno modi diversi di intendere il teatro. Lei, come drammaturgo, quale preferisce?

Credo nessuno dei due. Non conosco la drammaturgia giapponese contemporanea ma solo le tradizionali forme teatrali quali il Kabuki e il No. Per quanto riguarda l’Italia … c’è ancora molta strada da fare per arrivare ai livelli tedeschi o anche solo inglesi.

Ha riscritto “il servitore di due padroni”. Quanto è rimasto fedele all’opera originale del Goldoni?

Per poter fare una riscrittura non si può essere “fedeli”. Ci si ispira semmai, si cerca di tradurre il classico in chiave moderna. La fedeltà, o l’illusione di essa, appartiene alla filologia.

Si può dire che, nonostante il testo originale risalga al 1745, la sua storia sia abbastanza attuale, nel senso che viviamo in un mondo pieno di bugie, maschere e sopratutto, pieno di ingordigia?

Anche nei testi ben più antichi si parla di questi temi … Gli elementi quali bugie, cupidigia ecc. fanno parte dell’uomo da sempre, quindi sì, possiamo dire che appartiene anche ai giorni nostri. È però il modo in cui vengono rappresentati e criticati che è radicalmente cambiato.

Nella sua riscrittura i personaggi sembrano dare molta importanza alla parola…

Beh, le parole sono importanti…

Bellissimo ed intenso il monologo di Smeraldina. Un monologo coraggioso, il Suo, dati i nomi enunciati. Ha ricevuto delle critiche?

No, nessuna critica, anzi. È una canzone/poesia bellissima di Ieyoka Okoawo, una poetessa statunitense originaria della Nigeria intitolata Revolution.

Il Suo è un teatro, una drammaturgia, completamente innovativa. Con cosa ci sorprenderà in futuro?

Chissà.

 

Francesca Carucci

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