SAVA. Fresco di stampa è uscito in questi giorni il libro “Tannu pi nnui cussìni era”

Dionigi Gioia ci racconta “la cronaca di una famiglia contadina alla metà del ‘900”

Dionigi GIOIA, Tannu pi nnui cussìni era (Per noi così era…allora), Cronaca di un anno in una famiglia contadina alla metà del ‘900 raccontata nel vernacolo di Sava (TA), Premessa, trascrizione, trasposizione in lingua, note e lessico a cura di Mario ANNOSCIA, con un componimento in versi dello stesso autore e il testo di una canzone popolare raccolta a Sava, senza editore, Manduria 2013, pp.473 con 3 tavole e una tabella, e 107 foto in b.n., con sovracoperta e rilegato.

 Dedicato ‘A quegli onesti e laboriosi / Contadini di Sava’ che, col sudore della propria fatica, seppero imprimere, per secoli, dignità e identità a questa Comunità che, così com’essi la vollero e la espressero, quasi non esiste più, il volume (il cui scopo principale è evidenziato sul retro del frontespizio: Salviamo il nostro dialetto!) racconta la vita del paese ‘fotografata’ ai primi anni ’50 del secolo scorso. Tale rievocazione è espressa nel vernacolo salentino di Sava con relativa trasposizione in lingua italiana per consentire, a chi poco o niente conoscesse il dialetto savese, di ripercorrere ugualmente tutte le tappe di questa rievocazione scandita, mese dopo mese, dal maggio 1952 all’aprile dell’anno dopo.

L’espressione vernacola, che è poi la lingua materna dell’autore, aiuta la memoria a rievocare la propria famiglia coi sentimenti e i valori morali che governavano e guidavano nel molto daffare d’ogni giorno: il lavoro, con brevi pause, in campagna, le faccende domestiche delle donne, dei parenti e del vicinato, il ricordo sempre vivo degli antenati e il ruolo dei nonni, dei genitori, dei figli che, tra qualche rimbrotto e qualche meritato scappellotto, s’avviavano, col lavoro vero, a recitare la propria parte sul palcoscenico della vita.

Tra i ricordi personali rivive tutto un paese, tutt’intera la Comunità savese di quegli anni: consuetudini di famiglie contadine e non contadine, tradizioni civili e tradizioni legate al calendario religioso, la partenza dei giovani maschi per la leva militare e di qualcuno che vuole ‘prendere il volo per conoscere un pezzo di mondo’ e non continuare il mestiere del genitore, i giorni del Natale e della Pasqua di quegli anni. Sicché Dionigi Gioia, rievocando il sé stesso, ragazzino di allora, non può non raccontare sia del ceto d’appartenenza della sua famiglia sia degli altri ceti sociali da cui era composta l’intera piccola Comunità: i braccianti, le famiglie indigenti, gli artigiani, gli impiegati, le famiglie abbienti, tutti coi loro difetti e le non poche virtù che il duro lavoro, il senso del risparmio, dell’utile e dell’inutile, i sentimenti che restano e quelli che passano, mettevano in evidenza.

Compongono il volume anche un piccolo lessico savese per spiegare l’esatto significato di alcuni termini del vernacolo (non registrati in testi specializzati); la coniugazione di cinque verbi del dialetto savese; tre rilievi che ricostruiscono la casa di allora della famiglia dell’autore; una tabella riassuntiva dei poderi con le colture; infine, 92 interessanti fotografie, ciascuna accompagnata da una didascalia ricca di dati su molti aspetti di mestieri, mansioni e persone della Sava di allora, un paese che, così come rievocato nel libro, non c’è più.

                                                     Mimmo CARRIERI

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