ANCORA UNA VOLTA, SEMPRE LA STESSA STORIA, SEMPRE GLI STESSI METODI. DOPO STEFANO CUCCHI, FEDERICO ALDROVANDI E GIUSEPPE UVA

La madre ha diffuso delle foto in cui Federico Perna presenta il volto tumefatto. “L’hanno pestato“, dice. “Per tenerlo buono gli davano psicofarmaci”, sostiene l’avvocato

E’ morto in carcere Federico Perna, 34 anni, di Pomezia. E’ la vittima numero 142 del 2013 in un reclusorio italiano. 

Da dieci giorni perdeva sangue dalla bocca quando tossiva e lamentava dolori allo stomaco, secondo quanto sostiene la madre Nobila Scafuro

“Mio figlio è morto venerdì scorso 8 novembre, alle 17 di sera. L’ho sentito al telefono l’ultima volta il martedì precedente, mi disse che perdeva sangue dalla bocca quando tossiva. Si trovava nel padiglione Avellino, nella cella 6, assieme ad altre 11 persone. Federico non doveva restare in carcere, ma essere ricoverato in ospedale: aveva bisogno di un trapianto di fegato …

Invece da Secondigliano è stato trasferito a Poggioreale, dove le sue condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate: sputava sangue, letteralmente, e chiedeva il ricovero disperatamente da almeno dieci giorni lamentando dolori lancinanti allo stomaco”.

“Lo hanno picchiato perché teneva una lattina di Coca Cola in fresco sotto il rubinetto dell’acqua”. Per tenere buono Federico in carcere gli venivano somministrati pesanti dosi di psicofarmaci, “Questo faceva sì che il ragazzo non potesse provvedere alla propria cura quotidiana”. Il grido di Federico: “Mamma mi stanno uccidendo”.

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