SAVA. “Cimitero vecchio”. Un importante sito archeologico da valorizzare

Abbandonatissimo, preda di vandali e deposito di rifiuti di ogni genere

Questa importantissima struttura storica si trova nella zona, la quale prende il nome suo, del Cimitero vecchio. E’  a cavallo della Via per Uggiano con quella di Manduria. E’ una delle ultime zone dei piani particolareggiati, soggette ad edificazione con regolare concessione edilizia. Questa parte  del nostro striminzito feudo  è stato fortemente dettato  dall’insediamento di nuove costruzioni.  Prima di arrivare al nostro sito archeologico notiamo costruzioni a destra e a manca, strade dissestate, pozzanghere a più non posso, mancanza dell’illuminazione pubblica. Lasciamo perdere ora quello che manca in questa zona, che è meglio. Altrimenti esco fuori “traccia”.

Si impone questo sito in una bellezza accattivante, specie nel suo prospetto interno. La parte esterna, quella che dà sulla stradina asfaltata, è deturpata dalla costruzione di una cabina elettrica alla sua destra con al fianco, ad angolo, una civile costruzione senz’altro sanata con un uno dei diversi condoni edilizi. Anche la cabina elettrica di non recente costruzione, senz’altro autorizzata da qualche scriteriato  “pozzo di scienza” poco affine a quelle poche bellezze storiche che Sava aveva, fa la sua parte per imbruttire tutto il prospetto. Una recinzione di rete  metallica a maglia larga  protegge il limite stradale.

In un suo lato la rete è divelta e di facilissimo accesso a tutti. Compreso quello mio.  Da un lato dell’accesso, dalla parte destra che costeggia lo scatolone della compagnia elettrica,  troviamo di tutto al suo interno. Televisori rotti, divani sfondati, materiale plastico e quant’altro opera certosina di qualche “genio”, il quale ha voluto disfarsi e collocarle qui. Entrando, nel suo interno, notiamo l’imponente costruzione in muratura dell’epoca. La quale si distende per diverse decine di metri e con aperture fatte con conci di tufo e lavorate come  quell’epoca imponeva. Si parla della fine della prima metà dell’800. Un corpo di fabbrica bello, molto bello. Di fronte a questo fabbricato ci sono tante cisterne scavate nel sottosuolo tufaceo con la copertura in tufi a botte con le bocche apertissime.  Cisterne, o pozzi vuoti, risultano  incustoditi. Potrebbero benissimo rappresentare un serio pericolo per chi si avventura al suo interno. 

Una vegetazione spontanea di ippocastani ostruisce tutta la sua bellezza. Infatti, da fuori, non si nota molto di questa costruzione  in quanto l’altezza degli alberi, seppur selvatici e nati spontaneamente uno al fianco dell’altro, risulta fitta e florida. La superfice di pertinenza è di circa 10 mila metri quadrati. Tutta la superfice di calpestìo è stata oggetto a scavi che portano all’idea di quello che poteva essere il suo uso primitivo.

Addirittura notiamo, al suo esterno, una solida scala creata a colpi di piccone. E risulta ancora di ottima foggia. Un importante sito archeologico che poteva benissimo essere rivalutato se solo avessimo avuto in passato amministrazioni e amministratori che avrebbero amato il nostro territorio, donando alla cittadinanza questo importante monumento della storia del nostro paese. Oggi è così. Ci sarà qualcuno che avrà un pò di “coraggio” e preparerà un progetto per la sua riqualificazione? Può essere un invito … certo se si pensa a chioschi chioschini o chioschetti, la storia di questo paese si allontana!

Giovanni Caforio

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