ALLA FESTA DI SAN GIUSEPPE DA COPERTINO (LE)

Strade e palazzi sono rivestiti totalmente di led coloratissimi a freddo, telecomandati da un computer

La festa di S. Giuseppe da Copertino è un evento degno di internazionalità nonostante il carattere locale dell’osservanza. Per chi giunge lì, dal 16 al 19 settembre, l’impatto è di grande sorpresa, di meraviglia infantile, come quando ci raccontavano di case colorate da dolci e zucchero filato.

Appena arrivi l’architettura quadrangolare del Castello del 1540 sovrasta l’attenzione anche per la sua vastità, ma immediatamente dopo, quando le strade incrociano la piazza, le luci ti trasportano inesorabilmente nel paese dei balocchi.

Le luminarie della Festa di S. Giuseppe da Copertino, reato grave descriverle a parole, devi vederle. Strade e palazzi sono rivestiti totalmente di led coloratissimi a freddo, telecomandati da un computer. E’ talmente immenso lo spazio decorato dalle luci che, per alcuni attimi, puoi avere la sensazione di sognare. La cosa incredibile è vedere il tetto infinito, costituito solo da luci, su una lunga via che assume il carattere di una galleria.

Lo spettacolo, nel corso della serata, diventa ancora più esaltante quando le illuminazioni assumono forme diverse a ritmo di musica, con una creatività ed uno stile che mutano velocemente, destando stupore e inducendo tutti a cercare tra la folla la migliore posizione per goderne.

E poi compare la parte religiosa, traboccante di devozione, perché tutti i visitatori devono entrare nel Santuario di San Giuseppe, splendidamente sobrio, costruito nel 1758 e devono vedere le reliquie tra cui il suo cuore. Molto suggestiva è la piccola stalla in cui S. Giuseppe nacque nel 1603 e che si presenta con un tetto a capanna fatto di paglia, tegole e muri scrostati. Qualcuno ieri raccontava che ogni volta che si tenta di ristrutturare o fare qualcosa in quell’umile luogo, tutto crolla e diventa come prima. E’ dunque misticismo nella piccola stalla.

Di fronte al Santuario c’è la casa paterna di Giuseppe, un unico vano, acquistato poi dai Frati Minori che ne fecero una cappella con l’intento di collocarvi al vertice la statua del Beato.

Anche la messa nella splendida Basilica di Santa Maria ad Nives rappresenta un evento cardine della festa; tutti i presenti vi assistono con solennità, pur voltandosi spesso ad osservare i turisti e “forestieri”.

E mentre la cassa armonica, al centro della piazza, ospita la banda che esegue in modo eccelso gli applauditissimi brani classici, corrono sorridenti gli artisti di strada con Mangiafuoco che guida il variopinto corteo.

E’ facile dunque capire, perché tutti accorrano all’evento per celebrare il santo protettore degli studenti e degli aviatori, famoso per i suoi voli in estasi.

Anche il grande regista Francesco Rosi, nel film “C’era una volta”, gli concede un’apparizione buffa ed intelligente, forse perché in fondo, un santo che non riesce mai a studiare, ora per salute ed ora per sua mancata inclinazione, ottenendo i titoli col miracolo, rende tutti un pò solidali.

Maria Lasaponara

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