CIMITERO DI SAVA. OSSARIO COMUNALE 2011: OSSA UMANE SPARSE DAPERTUTTO, BUTTATE DALLA BOTOLA, NEI SACCHETTI DELLA SPAZZATURA, PER TERRA E NELLE CALDERINE

La Procura di Taranto archivia l’Esposto fatto nell’autunno del 2011, nonostante nelle fasi delle indagini aveva individuato i primi due reati: “Abuso e omissione di atti in ufficio” e “Vilipendio di cadaveri” e messo nel registro delle persone indagate un nostro ex amministratore e un funzionario comunale

Fu uno scenario raccapricciante quello che si presentò ai nostri occhi: sembrava la Cambogia di Pol Pot. Teschi dapertutto, ossa sparpagliate in modo inverosimile, sacchetti della spazzatura che contenevano crani, braccia, gambe e toraci umani. Era diventato, il nostro ossario comunale, come il Cimitero degli orrori. Senz’altro Dario Argento sarebbe rimasto sbalordito da quanto poteva apparire ai suoi occhi. E alla luce di questa visione il nostro collaboratore giornalista e ambientalista Mimmo Carrieri non si scoraggiò affatto di avvisare le Autorità giudiziarie di questo squallore senza fine.

Nell’ottobre 2011 partì subito, appena presa visione di questo stato pietoso nel nostro ossario comunale, l’Esposto al magistrato. Appena arrivò sul tavolo della Procura tarantina subito furono individuati i due reati: “Abuso e omisisone di atti in ufficio” e “Vilipendio di cadaveri”. Con tanto di nome e cognome dei due indagati, accuse pesantissime, non tanto l’accusa del primo reato ma quella del secondo. Quindi c’erano i responsabili nel nostro Comune, o meglio coloro che avevano il compito di vigilare e di dare una sistemazione dignitosa ai resti umani di tanti savesi. Cosa che invece non avevano mai fatto.

Peccato, è un vero peccato che l’archiavizione di questo Esposto sia stata decisa troppo in fretta quando, siamo convintissimi che, in un Comune qualsiasi, i servizi comunali, quando vengono svolti male, e al di fuori delle leggi che regolamentano la materia, c’è un Codice Penale che garantisce, al cittadino, questo. Ma stavolta, amaramente, ingoiamo un boccone amaro. Amarissimo …

Giovanni Caforio

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