QUANDO UN ARTICOLO SI LEGGE TROPPO IN FRETTA, PUO’ GENERARE INCOMPRENSIONI …

A proposito della chiusura del Bar a Sava, imposta dal Prefetto

Spesso quando ci comunicano un fatto, o un accaduto o nel caso in specie la chiusura di questo Bar, noi che scriviamo andiamo sempre con i piedi di piombo. O meglio, cerchiamo sempre di capire quali possono essere state le motivazioni che hanno indotto un’Autorità a decretare una chiusura di un’attività commerciale aperta al pubblico.

Cosa normalissima che fa un cronista, o un giornalista serio, specie quando conosce la realtà cittadina. Quindi si leggono le motivazioni, si sollevano alcune volte i dubbi o meglio alcune perplessità ed è normalissimo questo. Ma tutto ciò non vuol dire che non si ha il rispetto di chi svolge il proprio lavoro, o meglio le indagini su di una determinata cosa. Tutt’altro. Si ha il rispetto di chi è pagato dal contribuente, il quale è tenuto a far rispettare le regole che disciplinano la nostra convivenza civile.

Fin qui non fa una piega. Nessuna per davvero. Il discorso è diverso nel momento in cui un giornale locale, o limitrofo, non conoscendo le persone si lascia andare a titoloni che sono alquanto deprezzabili e ignobili. Quasi alla “Cronaca vera”. Ecco su questo io ho sollevato lo sdegno e l’indignazione e al tempo stesso la mia rabbia. Che poi davanti a simili titoli i gestori del bar sono liberissimi di regolarsi nelle sedi opportune come vogliono questo è un loro sacro santo diritto.

Quando si scrive ci sono, di seguito, le responsabilità e su queste poi è il Giudice a decidere con il Codice penale alla mano.

Giovanni Caforio

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