SAVA. 15.02.2013. IL PRESIDENTE DELLA CAMERA E IL SINDACO DI SAVA INCONTRANO GLI ELETTORI

SAVA. 15.02.2013. IL PRESIDENTE DELLA CAMERA E IL SINDACO DI SAVA INCONTRANO GLI ELETTORI

In occasione della campagna elettorale, giunta quasi alle battute conclusive, si è svolto, venerdì pomeriggio, l’incontro con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, presso la sala del Cinema Vittoria

 

A fare gli onori di casa, il Sindaco di Sava, Dario IAIA. Per lui solo poche parole, sufficienti per ricordare di essere uno dei pochissimi esponenti in forza al FLI alla guida di una giunta comunale in Italia e per sottolineare la scelta dei manifesti elettorali, che raffigurano “il dito puntato” di Fini contro Berlusconi.

Ed è esattamente da lì che il Presidente della Camera decide di far partire il suo discorso, togliendosi sin da subito quel fastidiosissimo sassolino dalla scarpa, col tempo divenuto un macigno sulla propria carriera politica. «Io non me ne sono andato dal PDL, io sono stato messo alla porta». Il riferimento è a Berlusconi e alla sua volontà di espellerlo qualche giorno dopo l’episodio del “Che fai, mi cacci?” La rottura col Cavaliere rappresenta evidentemente ancora un duro colpo per Fini, a cui piace ricordare agli italiani quell’episodio, tanto da farne il principale spot sui propri manifesti elettorali.

Ma è anche tempo di guardare al presente e il presente si chiama “coalizione Monti”. Fini precisa che questa è «una novità perché è la prima volta dopo molto tempo che si potrà scegliere in modo diverso». Una terza via su cui contare, sembrerebbe dunque suggerire. Un’alternativa alle Sinistre e alla solita coalizione PDL-Lega, «senza la quale si renderebbe questa campagna elettorale un vecchio film più volte andato in onda».

E a chi, più o meno, maliziosamente chiederebbe a Fini in che modo si possa portare avanti una coalizione con all’interno esponenti del mondo politico di destra, centro e sinistra, risponderebbe che «per vincere le difficili sfide che abbiamo davanti bisogna essere capaci di dare vita a delle sintesi politiche». Può sorprendere una dichiarazione del genere, sopratutto se si pensa a quel Fini, che all’indomani dell’uscita dal PDL pensava di ricostruire e ridare lustro al centro-destra italiano, dilaniato da anni di narcisismo berlusconiano. Evidentemente col tempo quel sogno è svanito per sempre. Le ultime proiezioni parlano di un FLI dato attorno al 2%. Numeri che parlano di una leadership in caduta libera. L’alleanza con Casini e Monti rappresenta, quindi, l’ultima chance per provare a dare un segnale e ottenere rappresentanza in Parlamento.

Prosegue poi il suo discorso ricordando i principali punti programmatici della coalizione, con il fondamentale scopo di portare avanti il lavoro svolto da Monti nei suoi 15 mesi alla guida del Paese. Tra le prime cose da fare, quella di ridurre gli sprechi della politica e cioè «diminuire la spesa pubblica, ridurre il numero dei parlamentari, combattere l’illegalità e l’evasione fiscale». Si tratterebbe dell’unico modo per permettere la riduzione delle tasse, che non passa certamente attraverso la restituzione in contanti del pagamento IMU sulla prima casa – come promesso da Berlusconi – al quale non risparmia un’altra frecciata.

Dedica poi un pensiero ai giovani, forse la categoria più esposta all’attuale periodo di crisi, lanciando loro un segnale sul proprio futuro professionale: «l’epoca dell’impiego non c’è più perché non ci possiamo permettere i costi che determinavano una politica assistenziale». Si tratta di un “montiano” invito a darsi da fare e a costruire con fatica  e merito un proprio percorso professionale, senza aspettarsi nulla dallo «Stato-mamma», in termini di impieghi pubblici o di scorciatoie lavorative.

C’è tempo poi per stigmatizzare l’operato del leader del M5S, Beppe Grillo, citando l’esempio della giunta comunale di Parma, alla guida della quale c’è Pizzarotti – esponente dello stesso Movimento – a suo dire un esperimento mal riuscito: «Un conto è protestare, un conto è urlare, un conto è mandare tutti a quel paese e un conto è la fatica quotidiana di governare e cercare di risolvere i problemi». Evidenzia dunque il deficit di autorevolezza e di esperienza della gestione della cosa pubblica da parte del M5S, che invece la sua coalizione sarebbe in grado di garantire.

L’ultimo pensiero è rivolto ad un futuro europeista: «Bisogna impegnarci perché ci sia nel più breve tempo possibile una politica economica e fiscale unica». Il rischio, in un periodo come questo, è quello di perdere pedine importanti all’interno del grande progetto Unione Europea, come dimostrato dalle ultime e poco rassicuranti notizie dalla Grecia. Un rischio che rapportato all’Italia e all’idea di uscire dall’Euro e tornare alla Lira, porterebbe il Paese verso «una catastrofe».

Il Fini visto a Sava è certamente un Fini preoccupato dalle poco confortanti ultime proiezioni che riguardano il suo partito. Sembrano lontani gli anni in cui Alleanza Nazionale riusciva, in base alle preferenze degli italiani, a dimostrare di essere una vera alternativa di centro-destra a Berlusconi. Ma le ultime scelte del Presidente della Camera parlano di un sogno ormai irrecuperabile. Il presente dice “coalizione Monti”, apparentemente una coalizione senza una precisa collocazione politica, quasi si trattasse di un esperimento post-ideologico, salvo poi scoprire la sua vera natura subito dopo le elezioni.

Che sia davvero l’ultima chance per Fini? Che sia questo l’estremo tentativo per non uscire definitivamente dalla scena politica?

 Salvatore Piccione

 

 

viv@voce

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