SAVESE SI ARRAMPICA SULLA FINESTRA DEL TRIBUNALE DI TARANTO E TENTA IL SUICIDIO

Una scena drammatica questa. Molto drammatica. Al di là del gesto insano, alla base ci sono tante ma tante vessazioni subite da questo savese: dagli usurai che gli hanno fatto di tutto fino al sequestro della sua proprietà. Questo nostro savese era entrato nel programma di protezione contro il racket delle estorsioni e dell’usura e il suo stato di disgrazia era di fatto riconosciuto dalle autorità istituzionali e giudiziarie. Ma questo forse non è bastato a far scattare meccanismi perversi i quali lo hanno portato, di conseguenza, a minacciare di buttarsi giù dai piani alti del Palazzo di Giustizia di Taranto.

Su questo caso torneremo quanto prima in quanto Viv@voce seguì molto bene questo nostro savese in tutte le sue immense sfortune. Oggi possiamo soltanto sentirci sollevati in virtù del mancato suicidio.

La vita è un bene prezioso, l’unico credo, a cui pur tra mille avversità, va tenuto gelosamente protetto. La disperazione, comprensibilissimo questo, porta a gesti inspiegabili a chi non vive i drammi.

E su questo dramma ci sarebbe molto, ma molto da narrare. Soprattutto di “uomini” che frequentano la chiesa, devoti davanti all’altare, ma lerci e spregiudicati davanti al Dio denaro! E di avvocati che hanno scordato cos’è il Diritto! Mi fermo qui, risparmiandomi l’ennesima querela!

Giovanni Caforio

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