EVENTI DI ORDINARIA MA DELUDENTE AMMINISTRAZIONE !

“Basterebbe soffermarsi un solo minuto e guardare la profondità dello sguardo di un cane per capire quanto gli dobbiamo”

 Caro direttore, giorno dopo giorno, aumenta in me (e in chi come me ama tutti gli essere viventi) la consapevolezza di quanto possa essere difficile riuscire a salvaguardare gli esseri più deboli nel nostra paese e (sento di poter affermare) in tutto il nostro Stato!!! Sono ben note a tutti le condizioni di elevato randagismo che attanagliano in particolare i Comuni del sud, compreso il nostro: si tratta, a mio avviso, di un fenomeno mortificante, che dovrebbe dar adito a riflessioni profonde e anche ad assunzioni di responsabilità da parte di ciascun essere umano circa le cause di esso. Ma non sono qui per addentrarmi in speculazioni filosofiche sui principi antropocentrici e sulla cultura millenaria che li ha inculcati nei nostri animi. Sono qui per “denunciare”, nel mio piccolo, un evento di cui sono stata “protagonista” oggi stesso, non foss’altro che per smuovere le coscienze di chi avrà voglia di soffermarsi su questo mio racconto.

Nei paraggi del quartiere in cui risiedo a Sava sono costantemente presenti cani randagi, alle volte viene fatta una “raccolta” da parte delle autorità comunali, ma il fenomeno si ripropone puntualmente, talvolta in dimensioni accentuate. Per una questione di sensibilità personale ho molto a cuore questo problema e cerco di intervenire, nel limite delle mie possibilità, per aiutare qualche povero randagio, che versa in una situazione particolarmente precaria, ovvero cercando di trovare loro un riparo più o meno duraturo. Ed è ciò che è avvenuto anche ieri sera, quando io e mia sorella abbiamo individuato, arrotolato sotto un vigneto, un cane bianco, di media taglia, palesemente denutrito e sofferente; gli abbiamo prestato delle cure di fortuna, non potendo portarlo a casa nostra, dato che già siamo proprietarie di due cani e due gatti. Questa mattina il povero animale era nella stessa posizione in cui l’avevamo lasciato ieri sera e ciò ci ha confermato la sussistenza di problemi fisici, che ho potuto riscontrare vedendolo camminare lentamente più tardi: molto probabilmente, oltre alla debolezza causata dal digiuno prolungato, ha ferite da incidenti pregressi ed esse fanno sì che resti sempre qui in zona. Non riuscendo più a tollerare questa situazione e ritenendo NECESSARIO dover agire per soccorrerlo, mi sono attivata per chiedere una mano al Presidente dell’ANTA Onlus di Sava (Francesco Spagnolo), il quale, come sempre molto disponibile, mi ha spiegato che, al fine di poter intervenire, era necessario sporgessimo denuncia di presenza del randagio all’Ufficio della Polizia Municipale.

E così abbiamo fatto o, meglio, abbiamo provato a fare: il Vigile di turno sembrava cadesse dalle nuvole nell’ascoltare la mia richiesta, si è semplicemente appuntato su un foglio il nome delle vie in cui si trova il cane e, sottolineando che, se il cane non è mordace, non sussiste un’urgenza di intervento, ci ha “liquidate”, affermando che avrebbe chiamato qualcuno che avrebbe fatto un sopralluogo e portato il cane in un ambulatorio, se necessario. Abbiamo insistito nella descrizione del cane, per rendere più facile l’identificazione del randagio e per incentivarlo a prendere nota per iscritto di tali dati. Avendo notato il suo atteggiamento di pigrizia e palese rifiuto nel fare ciò, abbiamo insistito nello specificare che il cane, a causa del suo malessere, si sarebbe potuto rendere vittima e nel contempo responsabile di potenziali incidenti automobilistici, con le ovvie conseguenze. Ma nonostante queste insistenze, non ci ha rilasciato alcun documento.

Raccontata la vicenda a Francesco Spagnolo, questi ci ha suggerito di tornare e di sollecitare una denuncia scritta, con consegna di verbale … bene, quello che io e mia sorella abbiamo ottenuto è una fotocopia (dataci solo perché da noi richiesta) di una denuncia sulla quale sono riportati i dati del denunciante (nello specifico, i miei), ma in cui non si fa nessun cenno di descrizione del cane; e, per di più, mancano completamente i dati del ricevente la denuncia e la sua sottoscrizione. Ora, non voglio essere malpensante ed immaginare quel foglio di carta già nel cestino, mi auguro, invece, che la sollecitazione, sebbene non formalmente perfetta, sortisca i suoi effetti; tuttavia, non posso non chiedermi perché c’è tale superficialità da parte degli Enti Pubblici rispetto a queste questioni, che possono non avere la stessa importanza per tutti, ma che oggettivamente costituiscono dei “problemi” (perché, se proprio vogliamo escludere il lato più sentimentale della vicenda, un cane randagio può causare danni differenti alla popolazione). E’ la non-curanza, la mancanza di un seppur minimo interessamento che mi avvilisce, è la difficoltà di mettere in moto e portare a termine procedure atte a salvare VITE che mi rammarica.

Sono consapevole che le mie sono solo lamentale, che si accumulano su di un catasto corposo di lamentele di altra natura ed ugualmente meritevoli di essere prese in considerazione. Ho solo voluto dar sfogo alla mia rabbia per le ingiustizie e le carenze di un “mondo” che perde sempre di più di vista i veri sentimenti: basterebbe soffermarsi un solo minuto e guardare la profondità dello sguardo di un cane per capire quanto gli dobbiamo!!!

La ringrazio per l’eventuale pubblicazione

 

 

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