ILVA, PROCURA INDAGA ANCHE PER CORRUZIONE SU PERIZIE AMBIENTALI

ILVA, PROCURA INDAGA ANCHE PER CORRUZIONE SU PERIZIE AMBIENTALI

La Procura di Taranto ha avviato una seconda inchiesta sull’Ilva per corruzione in atti giudiziari, accanto a quella per disastro ambientale, perché i magistrati sospettano che l’azienda abbia pagato per “ammorbidire” alcune perizie sul livello di inquinamento emesso dall’impianto siderurgico, uno dei più grandi d’Europa. Lo riferisce oggi una fonte giudiziaria. Tra gli indagati, dice la fonte, ci sono Fabio Riva, ex presidente del siderurgico prima della nomina di Bruno Ferrante; Girolamo Archinà, ex direttore delle pubbliche relazioni del gruppo Riva, poi da Ferrante; l’ex direttore dello stabilimento siderurgico Luigi Capogrosso e il consulente della Procura ed ex preside del Politecnico di Taranto, Lorenzo Liberti. Al centro dell’inchiesta bis c’è l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata nel 2011 dal governo. Secondo gli inquirenti, il Gruppo Riva – 17esimo produttore mondiale d’acciaio – sarebbe riuscita a far indicare livelli d’inquinamento molto bassi nei monitoraggi, grazie ai suoi agganci. La Guardia di Finanza ha registrato un passaggio di una busta, avvenuto in auto, sull’autostrada all’altezza di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, tra Archinà e il professore Liberti, avvenuto il 26 marzo del 2010, dice la fonte. Secondo la Procura di Taranto quella busta conteneva 10.000 euro. La difesa nega invece che si trattasse di soldi. I vertici del Gruppo Riva non hanno voluto commentare la notizia relativa all’esistenza di una seconda inchiesta.

FONTE
reuters.com

viv@voce

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