L’ ILVA: UNA STORIA CHE DEVE INSEGNARE / 4

4. I fumi tossici del capitalismo

A Taranto gli altiforni continuano a fumare ma presto non sarà più così, secondo quanto deciso dal gip Patrizia Todisco. La produzione dell’acciaio parte dall’estrazione del ferro, continua negli altiforni dove il minerale si combina con calcare e coke producendo poi ghisa e una serie di sottoprodotti alcuni dei quali altamente inquinanti, la ghisa viene poi ripulita dalla impurità del carbonio che in percentuale possono essere presenti dal 4% all’1%. Così nasce l’acciaio, una lega di ferro e carbonio ormai indispensabile nella vita di ogni individuo. Il danno più ingente è creato dagli altiforni; questi bestioni, infatti, lavorano ininterrottamente alimentando l’aria con una serie di sottoprodotti nocivi e inquinanti. Ma produrre acciaio in maniera ecosostenibile si può: basta sostituire gli altiforni con forni elettrici ad arco. Il processo non è così semplice dato che non si può spegnere un altoforno essendo questo a ciclo unico, la spesa poi sarebbe oltremodo ingente.
L’ eccessiva trascuratezza nella gestione dell’impianto di Taranto e il non voler dire o non voler ammettere i danni ha portato al sequestro dell’area senza facoltà d’uso. Quando con la nascita dell’industria si sono gettate le basi del Capitalismo nessuno aveva pensato alle controindicazioni ma già da allora si respirava il non rispetto, la non curanza per la vita umana e le sue necessità. Il sequestro è la chiave di lettura di questa società, è come tappare una voragine con una mano perché non risolve nessun problema e al massimo ne crea di nuovi come la disoccupazione. L’ Ilva non può essere chiusa e non può continuare ad essere aperta. Certo prima di dichiarare il disastro ambientale ci sono state delle fasi intermedie che qualcuno ha voluto ignorare.

Anna Impedovo

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