1° LUGLIO 2012. UN SAVESE ALLA MARATONA DELLE DOLOMITI

Maratona delle Dolomiti:  l’incubo preferito degli amanti della bici

 

“È durissima, ma mezz’ora dopo l’arrivo saresti disposto a ripartire”. E’ così che Edoardo Raho , 44enne savese   descrive le sensazioni di correre la regina delle «granfondo», le corse in bici riservate ai non professionisti. Pedalatore  della domenica, fanatico del rapportino. O semplicemente matto da legare. In questi anni, ai cicloamatori come lui hanno incollato ogni genere di etichetta. Ha cominciato per gioco, Edoardo, sfidando se stesso. Una maglietta svolazzante,una grande voglia di mettersi in gioco,un paio di ruote ed un manubrio sono stati gli strumenti iniziali che ,circa quattro anni fa l’hanno accompagnato nell’inizio di quest’avventura. Con il tempo la passione è cresciuta, e nonostante il lavoro, l’allenamento è stato assiduo e costante per tutto il tempo precedente alla Maratona. Noi potremmo, ingenuamente pensare, “ma chi gliela fa fare?” Loro ripetono: chi non prova non può capire. Innanzi tutto la passione, che porta professionisti,artigiani e agricoltori a sudare per ore sopra un sellino, poi la fatica, perché i 138 chilometri del percorso lungo, con sette passi alpini da scalare, sono impresa degna del Giro d’Italia. E’ il fascino della Val Badia. E’ la magia delle Dolomiti. E’ la storia del ciclismo che ti scorre sotto i pedali e che per un giorno puoi provare a scrivere. Pordoi, Sella, Campolongo, Falzarego, Gardena, Valparola e Giau sono i passi del Giro e ognuno ha una leggenda, un volto, un’impresa da raccontare. Ma il copione è sempre lo stesso. Da sempre. Partenza da La Villa alle 6.30 quando in montagna  fa freddo anche d’estate e non bastano guanti e mantellina. E arrivo a Corvara molte ore dopo stanchi e felici, che sarà anche un modo di dire, ma qui ha davvero tutto un altro significato. Tre i percorsi : lungo di 138 km e 4190 m di dislivello, medio di 106 km e 3090 m di dislivello e Sella Ronda di 55 km  e 1780 m di dislivello. L’edizione 2012 ha avuto Il numero massimo di partecipanti, per ragioni logistiche e di sicurezza si è dovuto ridurre a quota novemila. Così, anche quest’anno è stato necessario sorteggiare i dorsali.  Tre percorsi e tanta fatica. Sempre.  Perché quella bici  che la sera prima ha dormito con te nella tua stanza d’albergo, quella bici che ti sei coccolata,  lucidato, ammirato non ti farà sconti.  Da oggetto di desiderio a strumento di tortura in un amen. Ma è anche su questo che si costruisce un mito. Un mito non solo italiano anche se sono quasi 4mila e 800 gli “azzurri” al via, ovviamente da ogni angolo del Belpaese.  Un mito che parla straniero. E parecchio. Soprattutto tedesco ed olandese ma anche malese, indiano, russo, brasiliano, argentino, neozelandese e sudafricano.  Anche se poi, quando la strada comincia a salire, non ci sarà più molto da dire, tutti parleranno la stessa lingua e il “rumore” delle voci lascerà il posto al fruscio delle biciclette.

 Francesca RAHO

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